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E’ ormai indiscutibile il ruolo pedagogico e formativo della famiglia nella vita di ciascuno e, in particolare, nella vita di quelle famiglie ove vi è un figlio disabile.

L’avere un figlio disabile permette a molti genitori (spesso le madri) di incontrarsi spesso negli stessi posti, di scambiarsi informazioni, a volte di scaricarsi, ma difficilmente di “so-stare” per raccontarsi, per scoprire l’unicità di ciascuno e percorrere territori inediti, che fanno scoprire loro stessi più capaci, in ogni senso, a pensare ai propri desideri e a quelli possibili dei ragazzi; fargli sperimentare che tocca a loro cercare e trovare ciò che è bene ed è possibile.

E’ ovvio che l’operatore, con questa modalità, ha un ruolo periferico, laterale, di colui che non dice: “io so cosa è bene per te”, ma sostiene, accompagna, orienta, allo scopo che ciascuno dia valore alla sua unicità. Sono oramai molti anni che proponiamo percorsi per genitori, ove ognuno cerca di uscire dal ruolo di genitore e di raccontare se stesso, la sua individualità e la sua unicità.

 

Conoscere i percorsi, le storie della famiglia permette di dare ad essa la giusta risonanza.

Non è spontaneo raccontare la propria storia, le proprie emozioni; le emozioni spesso vengono raccontate e raccolte senza le parole: il silenzio, il tremolio della voce, lo sguardo che si distrae, le mani che si lasciano andare, rinviano una serie di significati. Le storie, quelle raccontate dai genitori, mostrano come la costante della loro esistenza sia l’esigenza di adattarsi a un continuo cambiamento. Il cambiamento diventa il punto di forza entro il quale costruire nuovi e possibili comportamenti. Innescare il cambiamento è un processo esclusivamente personale. Il conduttore, può solo facilitarlo, agevolarlo, ognuno lo realizza attraverso le relazioni con le persone, tramite i luoghi, gli oggetti con cui ha a che fare quotidianamente. Ogni persona, ogni contesto, i luoghi che frequentiamo, le relazioni che instauriamo costituiscono la nostra conoscenza, la nostra identità. L’apprendimento è relazione che modifica il nostro modo di pensare, di parlare, di conoscere il mondo. Quando si parla di apprendimento si parla soprattutto di percorsi spontanei, informali, quotidiani.

I genitori, soprattutto quando hanno a che fare con la disabilità dei figli, sono spesso costretti a saltare una serie di passaggi, naturali, quotidiani, spontanei e ad imparare da subito e continuamente come adattarsi, come modificare gli spazi, come definire i comportamenti, spesso come fare per modificare e controllare le emozioni. E’ difficile, per il genitore, dire.

Proporre percorsi laboratoriali e di narrazione, a piccoli gruppi, può essere una modalità attraverso la quale il genitore può veicolare sentimenti, emozioni e giungere in maniera più facile ad una nuova forma di consapevolezza e, pertanto, a nuovi apprendimenti. Il contesto, la strutturazione dello spazio entro cui realizzare i laboratori deve garantire una relazione sicura, di qualità. A volte la persona gestisce lo spazio, la relazione, dialoga serenamente, racconta di se, a volte si irrigidisce, diventa silenzioso. Qualche volta nei racconti dei genitori traspare l’idea del miracolo; la persona a questo punto modifica la mimica, lo sguardo, il respiro, diventa più fragile. Il pensiero del miracolo nei genitori appare assai di frequente, a volte, è solo una forma regressiva, un lontano pensiero. Trapela la voglia, il desiderio, la speranza che ritrovare o incontrare la preghiera, avvicinarsi alla “fede”, lenisca il tutto. La persona si sente più al sicuro, protetta, meno spaventata. Talvolta è solo un modo per andare avanti, per non cedere alla depressione, per continuare a vivere, a fare, a progettare e a non essere solo tentati di vivere. Per chiunque, ma soprattutto per il genitore, costruire la conoscenza, l’identità è un po’ come ricostruire la propria storia, riflettere sulle proprie esperienze, sui luoghi, anche quelli lontani. Si riscoprono valori, giudizi, che si hanno o che si hanno avuto come figli, come compagni. I ricordi legati alla propria infanzia e ai momenti di spensieratezza, emergono poco, quasi mai, sembra quasi che si sia voluto dare uno stop ai sogni. Diventa più facile e comprensibile, in questo modo, capire perché appaiono rigidi nella relazione, talvolta assumono ruoli periferici.

Diventa, quindi, possibile raccontarsi, esplorare, riflettere e interrogarsi sulla storia, trovare e ritrovare emozioni e sentieri già percorsi. Sentieri e itinerari che schiudono nuove possibilità.

E’ questo un “Itinerario Possibile” che vogliamo continuare a perseguire, con chi lo vorrà, raccogliendo storie, racconti, pensieri, emozioni, per essere sempre più compagni di viaggio.

Il percorso si strutturerà in 7 incontri presso la sede della Fondazione in via Michele Vernieri 34 a Salerno, il terzo venerdì del mese, dalle 17.00 alle 19.00, secondo il seguente calendario:

  • venerdì 20 novembre 2015 
  • venerdì 18 dicembre 2015 
  • venerdì 15 gennaio 2016 
  • venerdì 19 febbraio 2016 
  • venerdì 18 marzo 2016 
  • venerdì 15 aprile 2016  
  • venerdì 21 maggio 2016

Per informazioni:

Tel. 089-236081- e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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